Nuove Analisi sul Bradisismo dell’Area Flegrea
di Francesca Buttarazzi
Grazie all’utilizzo di modelli termici e petrologici, un recente studio pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment di Nature ha proposto uno scenario per determinare se i Campi Flegrei potrebbero dar luogo a un’eruzione. Questo lavoro, curato da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università di Ginevra, si basa sull’assunzione che il bradisismo in atto dal 2005 sia determinato da intrusioni di magma a circa 4 chilometri di profondità.
Lo studio si basa su quello che la letteratura anglosassone definisce “the worst case”, il caso peggiore. “Si è scelto questa assunzione perché è la più cautelativa per gli abitanti della zona flegrea soggetti alla pericolosità vulcanica,” spiega Stefano Carlino, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio.
I calcoli suggeriscono che, nonostante la presenza di magma potenzialmente eruttabile a circa 4 chilometri di profondità, un’eruzione sarebbe ostacolata dalla combinazione del ridotto volume del serbatoio magmatico e dalla deformazione viscosa della crosta circostante. Luca Caricchi dell’Università di Ginevra aggiunge: “Il ridotto volume del serbatoio magmatico rappresenta uno degli ostacoli maggiori all’eruzione.”
Se il sollevamento del suolo continuasse con i ritmi odierni, la massa magmatica potrebbe espandersi fino a causare un’eruzione simile a quella del 1538. Bisogna però considerare che questa previsione dipende dall’assunzione che il bradisismo sia effettivamente alimentato da risalite magmatiche profonde.
Tomaso Pivetta sottolinea che le condizioni attuali non sono idonee ad un evento eruttivo imminente. Gli sforzi scientifici mirano a determinare attraverso misure geofisiche e geochimiche la natura reale della sorgente del bradisismo.

