Spreco alimentare in calo, ma non per tutti: cosa racconta il rapporto Waste Watcher 2026

di Greta Raponi

In occasione della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, la campagna pubblica Spreco Zero ha diffuso il nuovo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, intitolato “Il caso Italia 2026”. Questo aggiornamento è significativo poiché lo spreco alimentare è un indicatore importante delle abitudini di consumo e riflette questioni ambientali, economiche e sociali.

I dati del rapporto mostrano che lo spreco alimentare domestico pro capite settimanale è sceso a 554 grammi, con una diminuzione di 63,9 grammi rispetto all’anno precedente. Questo trend positivo potrebbe essere attribuito a una maggiore consapevolezza pubblica e all’adozione di strumenti come le app Sprecometro e i servizi Too Good To Go o SquisEat.

Tuttavia, il rapporto evidenzia che la riduzione dello spreco non è uniforme. Esistono differenze significative tra generazioni e aree geografiche. I Boomers risultano più virtuosi nella gestione degli sprechi rispetto alla Generazione Z, che mostra una maggiore fragilità. Geograficamente, il Nord Italia registra livelli più bassi di spreco rispetto al Sud.

Nonostante la riduzione dello spreco pro capite settimanale a livello nazionale, le perdite lungo l’intera filiera alimentare in Italia superano i 13 miliardi e mezzo di euro. La maggior parte degli sprechi avviene nelle case italiane.

Il rapporto identifica frutta fresca, verdura fresca e pane fresco come gli alimenti più frequentemente sprecati nelle famiglie italiane. Questi prodotti richiedono una gestione attenta per evitare lo scarto inutile.

L’indice di insicurezza alimentare in Italia ha visto un incremento nel 2026, soprattutto tra la Generazione Z e nel Sud del paese. Questo fenomeno sottolinea l’importanza di affrontare le condizioni socio-economiche che influenzano l’accesso al cibo sicuro e nutriente.

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