La Cina investe nella pioggia artificiale per combattere la siccità

di Francesco Buttarazzi

La Cina sta intensificando gli sforzi per affrontare la siccità attraverso l’uso della tecnologia di pioggia artificiale, o cloud seeding, una pratica nota fin dagli anni ’40 negli Stati Uniti. Nel marzo 2025, il progetto ‘Spring Rain’ della China Meteorological Administration ha visto l’impiego di circa 30 aerei e droni che hanno disperso pellet di ioduro d’argento nell’aria, mentre oltre 250 generatori a terra hanno lanciato razzi contenenti lo stesso composto. L’obiettivo era stimolare le nuvole e aumentare le precipitazioni all’inizio della stagione agricola.

Secondo le autorità cinesi, questo intervento ha prodotto un surplus di 31 milioni di tonnellate di pioggia in dieci aree affette da siccità. Tuttavia, l’efficacia reale delle operazioni è ancora oggetto di dibattito scientifico. Anche se la tecnologia è in uso da più di sessant’anni in Cina, valutare il suo impatto effettivo è complesso poiché è difficile distinguere tra precipitazioni naturali e artificiali.

Negli ultimi anni, la Cina ha integrato droni, radar avanzati e algoritmi di intelligenza artificiale per migliorare la precisione del rilascio dei materiali necessari al cloud seeding. Queste innovazioni hanno permesso al paese asiatico di estendere tali operazioni a oltre il 50% del territorio nazionale. Le tecniche sono state anche utilizzate durante eventi pubblici importanti come le Olimpiadi Pechino 2008 per garantire condizioni atmosferiche favorevoli.

Nonostante i successi dichiarati dal governo cinese, esistono numerose criticità legate al programma. Alcuni esperti sottolineano che le quantità aggiuntive di precipitazioni potrebbero essere inferiori rispetto a quanto riportato ufficialmente. Inoltre, gli effetti a lungo termine sull’ambiente e sui paesi confinanti restano incerti.

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