di Greta Raponi
La guerra mediorientale non accenna a placarsi, i prezzi del petrolio Brent sono in impennata, mentre il gas è ai massimi da tre anni. Lo shock energetico si farà sentire su imprese e famiglie.
Il nuovo e devastante conflitto mediorientale iniziato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha già avuto conseguenze importanti. La chiusura dello Stretto di Hormuz e gli strike iraniani che stanno colpendo le monarchie del Golfo hanno scatenato in pochi giorni uno shock energetico comparabile all’invasione russa dell’Ucraina.
Centinaia di petroliere e metaniere si sono ritrovate ferme ai lati di quello stretto lembo di mare che divide il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman, mentre i colossi della logistica globale come Maersk, Hapag-Lloyd e Msc hanno sospeso i transiti nell’area.
Nella giornata odierna le borse europee hanno aperto in forte calo, ma sono i prezzi energetici a destare maggiore preoccupazione. Il Brent, benchmark europeo del petrolio, è schizzato ad 83 dollari al barile rispetto ai 72,8 dollari della chiusura di venerdì. Va ancora peggio per il gas: la borsa di Amsterdam (il TTF, principale hub europeo di riferimento anche per l’Italia) ha registrato rialzi ancora più violenti: le quotazioni sono salite dai 31 euro al megawattora di venerdì ai 60 di martedì, un aumento del 100%.
L’Italia è un Paese strutturalmente dipendente dall’importazione di gas naturale, con consumi che nel 2025 hanno superato i 63 miliardi di metri cubi. Dopo lo shock del 2022 quando il gas russo rappresentava oltre il 40% delle forniture, Roma ha operato una profonda diversificazione.
Oggi il principale fornitore via gasdotto è l’Algeria attraverso il metanodotto Transmed che garantisce circa il 33% del fabbisogno nazionale. Seguono l’Azerbaigian tramite il corridoio del TAP (circa il 16%), il Nord Europa attraverso il Passo Gries (circa il 14%) e una quota residua russa ormai irrisoria scesa all’1,2% dopo la fine del contratto di transito ucraino.
La grande novità degli ultimi anni è però l’ascesa del gas naturale liquefatto (GNL), che nel 2025 ha sorpassato per la prima volta l’Algeria come principale fonte di approvvigionamento coprendo il 34% dei consumi totali con un incremento del 41% sui volumi del 2024 grazie ai nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna.
Tuttavia sorge un rischio significativo: le forniture dal Qatar transitano quasi interamente per lo Stretto di Hormuz coprendo circa un quarto dell’importazione italiana pari a oltre il 7% dei bisogni nazionali complessivi non facilmente sostituibili senza costosi mercati spot.
Lo scenario prospettato potrebbe ricordare quanto avvenuto nel recente passato quando sull’onda dell’invasione russa dell’Ucraina l’inflazione superò addirittura quota dodici percento causando pesanti rincari sulle bollette domestiche ed industriali comprimendo ulteriormente margini aziendali già stretti.
