Open Var chiude: la trasparenza arbitrale non è stata apprezzata

di Francesco Buttarazzi

Dopo una stagione di polemiche furibonde, la trasmissione ‘Open Var’ rischia di essere cancellata. Nata per fare chiarezza sulle scelte arbitrali, è diventata una causa di strumentalizzazione. ‘Open Var’ chiude, forse. Tre anni dopo essere stato varato come punto d’arrivo di un processo di trasparenza del mondo arbitrale e punto di partenza per cercare di avvicinare i fischietti al grande pubblico, mostrare il loro lavoro da dietro le quinte e umanizzarli anche nell’ammissione degli errori.

Il programma era stato concepito come una svolta per rendere il settore arbitrale una casa di vetro, ma si è trasformato in un campo di battaglia per opposte tifoserie, spesso alimentate dagli stessi addetti ai lavori come dirigenti, allenatori e giocatori. Anche il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha aperto a riflessioni su pro e contro con l’Aia per la prossima stagione: “Quella che era una disponibilità alla massima trasparenza sta diventando una forma di strumentalizzazione”.

L’iniziativa si è ben presto trasformata in una corsa affannosa alla decontestualizzazione delle spiegazioni fornite dai vertici arbitrali. Ogni ammissione veniva vista o come un vangelo o come un segno di confusione a seconda della convenienza delle parti coinvolte.

Mentre gli arbitri in altre nazioni rimangono nel loro fortino, quelli italiani hanno provato a sviluppare questo meccanismo che li ha infine travolti. ‘Open Var’ voleva insegnare ai tifosi (e ai giornalisti) come lavorano gli arbitri sotto pressione; altrove, invece, vige ancora il silenzio.

Con la chiusura del programma si torna indietro nel tempo quando gli arbitri avevano sempre ragione ufficialmente e non esisteva nessun momento reale di confronto. Nonostante ciò, non è difficile prevedere che alla prima occasione ci saranno nuovi richiami all’apertura e alla trasparenza da parte degli stessi critici odierni.

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