di Francesca Buttarazzi
Secondo una ricerca condotta da Radical Storage, piattaforma globale di deposito bagagli presente in oltre mille destinazioni nel mondo, la risposta sembra essere sì. Il fenomeno ha anche un nome, “sindrome del turista”, un’espressione che descrive la tendenza a comportarsi in modo più impulsivo o fuori dagli schemi quando ci si trova lontani da casa e dalla routine quotidiana.
Gettare monete nel motore di un aereo perché “porta fortuna”, salire su statue storiche per scattare selfie provocanti o compiere gesti irrispettosi in luoghi sacri. Non sono scene di fantasia, ma episodi realmente accaduti e raccontati dalle cronache di viaggio negli ultimi anni. Secondo diverse analisi, i comportamenti scorretti dei turisti sono aumentati significativamente.
L’espressione indica la tendenza a comportarsi in modo più impulsivo durante una vacanza rispetto alla vita quotidiana. Un sondaggio su oltre 1.200 viaggiatori statunitensi ha rivelato che più della metà delle persone (56,5%) ammette di fare cose in vacanza che normalmente non farebbe.
L’età sembra avere un ruolo importante: il 72% dei giovani tra i 18 e i 27 anni afferma di comportarsi diversamente quando è in vacanza.
Quattro persone su dieci (42,5%) hanno ammesso di aver infranto la legge durante una vacanza, spesso senza rendersene conto a causa delle differenze legali tra le nazioni.
Circa un terzo delle persone ha ammesso di scattare fotografie inappropriate accanto a statue o monumenti. Anche occupare spazi pubblici con asciugamani o oggetti per riservare posti è comune.
Il contesto della vacanza favorisce maggiore permissività: il 53,1% dichiara di bere più alcol e il gioco d’azzardo è anch’esso frequente.
Piattaforme social influenzano questi atteggiamenti; quasi metà degli intervistati ritiene che condividere online spinga molti ad esagerare per ottenere immagini spettacolari.
