Duplice omicidio con ricina: una tragedia premeditata

di Francesco Buttarazzi

Non è stata un’intossicazione alimentare ad uccidere Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, bensì una sostanza letale chiamata ricina. Quella che sembrava una tragica fatalità legata al cibo è stata ufficialmente riqualificata come duplice omicidio premeditato, e adesso gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire le dinamiche della vicenda e risalire al responsabile.

Ci si concentra dunque sul mezzo utilizzato per uccidere le due vittime. Si tratta della ricina, una sostanza che non lascia scampo. Ma cosa sappiamo di questo veleno? Gli amanti delle serie crime ne avranno già sentito parlare, perché non è infrequente che questo nome salti fuori nei casi di omicidio. La ricina è stata menzionata in serie come Breaking Bad e Law & Order. Si tratta di un veleno molto potente che, ad oggi, non ha ancora un antidoto.

In passato, la ricina veniva utilizzata dal Kgb per uccidere i nemici, tanto da essere considerata alla stregua di un’arma biologica di massa.

La ricina è una fitotossina, ossia una proteina altamente tossica di origine vegetale che viene estratta dalla pianta di ricino. Tale pianta è ben presente nella macchia mediterranea, dato che cresce bene nel nostro clima. Qualcuno potrebbe ricordare l’olio di ricino usato come lassativo; tuttavia, a differenza della ricina non è tossico poiché idrosolubile.

L’estrazione della ricina avviene dai semi della pianta ed è altamente velenosa (la proteina si trova nella polpa dei semi). Una particolarità inquietante del veleno è la difficoltà nell’essere individuato nel sangue delle vittime.

A livello cellulare la ricina blocca la sintesi proteica; ciò comporta il danneggiamento dei ribosomi – produttori di proteine – e porta alla morte delle cellule stesse. Se somministrata per ingestione può causare gravi sintomi gastrointestinali come vomito e dolore addominale fino a sanguinamento gastrico. In pochi giorni sopraggiunge l’insufficienza d’organo seguita dalla morte.

“La dose letale di ricina è molto bassa”, ha affermato il dottor Enrico Maria Pagnotta, tossicologo forense intervistato da LaPresse.”
“Si estrae dai semi della pianta pestandoli con un mortaio” ha aggiunto Pagnotta sottolineando le istruzioni facilmente reperibili online o tramite intelligenza artificiale.”

Purtroppo al momento non esiste un antidoto specifico contro l’avvelenamento da questa sostanza mortale ma solo trattamenti medici mirati a supportare gli organi vitali sperando in una reazione positiva dell’organismo colpitore.
Le analisi svolte su Antonella Di Ielsi ed Sara Di Vita hanno permesso comunque agli esperti forensi rilevare tracce residue del killer silenzioso anche se nessun indagato figura ancora attualmente registri investigativi aperti dagli inquirenti sul caso drammatico accaduto recentemente nel nostro Paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *