di Chiara Raponi
Alla Hungexpo, nella periferia di Budapest, l’atmosfera del primo giorno di scuola per Peter Magyar segna una svolta che promette di essere definitiva. Non solo per la portata della vittoria elettorale, ma anche per il tono adottato: diretto e a tratti ruvido, spesso calibrato per segnare una distanza netta dal sistema costruito da Viktor Orbán negli anni di potere.
Di fronte a una platea gremita di giornalisti internazionali, Magyar ha alternato annunci programmatici a dichiarazioni che sembrano messaggi diplomatici già pronti per le capitali europee. Quando gli viene chiesto se intenda contattare Putin, risponde seccamente: «Non lo chiamerò. Spero sia costretto a mettere fine alla guerra. L’Ucraina è la vittima». Questa presa di posizione rompe con l’ambiguità strategica dell’Ungheria orbaniana senza però allinearsi completamente.
Poco dopo rivendica una «cooperazione pragmatica» con Mosca e Pechino. Anche su Trump mantiene una distanza simbolica ma non sostanziale: niente telefonata, ma «tutto il possibile per essere un buon alleato degli Stati Uniti». È il tratto distintivo della sua postura politica: discontinuità nei gesti, continuità negli interessi.
Magyar insiste sul ruolo europeo dell’Ungheria: «Gli ungheresi hanno deciso di appartenere all’Ue e alla Nato, e ne siamo orgogliosi», attaccando apertamente la retorica anti-Bruxelles degli anni passati. Il riferimento ai contatti già avviati con Ursula von der Leyen non è casuale; lo sblocco dei fondi europei congelati diventa il primo banco di prova della sua credibilità.
Sul tema dell’Italia, Magyar abbandona momentaneamente il registro istituzionale per un approccio più personale: «Non ho ancora parlato con Giorgia Meloni, ma sarò più che felice di farlo». Riconosce i successi della leadership italiana e segnala la volontà di costruire un rapporto diretto oltre le vecchie geometrie politiche legate a Orbán.
L’obiettivo dichiarato è quello di adottare l’euro entro il 2030 e rientrare nel gioco europeo con interlocutori molteplici. L’Italia diventa così un partner naturale nelle relazioni internazionali dell’Ungheria immaginata da Magyar.i
A livello interno, Magyar annuncia la volontà d’introdurre un limite massimo di due mandati per il primo ministro come antidoto all’era Orban e promette azioni immediate contro la corruzione. In conferenza stampa accusa anche il ministro degli Esteri uscente Szijjarto di distruggere documentazione sulle sanzioni contro Mosca.
