La sentenza della Cassazione sui permessi 104
di Daiana Scacchi
La Corte di Cassazione ha recentemente emesso un’importante sentenza riguardante l’assegnazione dei permessi retribuiti previsti dalla Legge 104. Con l’ordinanza n. 10976 del 24 aprile 2026, è stata confermata la revoca dei permessi concessi a una lavoratrice che li aveva utilizzati per assistere il cugino del marito convivente.
La vicenda riguarda una lavoratrice che usufruiva dei permessi per assistere un soggetto con disabilità grave, il quale era il cugino del coniuge e viveva nella stessa casa. Tuttavia, l’INPS, dopo aver accertato l’assenza dei requisiti richiesti dalla legge, ha deciso di revocare i permessi e di avviare il recupero delle somme erogate.
Il punto centrale della decisione risiede nella distinzione tra coabitazione e convivenza di fatto. La semplice coabitazione non garantisce automaticamente il diritto ai permessi previsti dalla Legge 104. Per essere considerati conviventi di fatto è necessario dimostrare un legame affettivo stabile e una reciproca assistenza morale e materiale.
L’articolo 33, comma 3, della Legge 104 stabilisce che i permessi retribuiti sono riconosciuti solo entro precisi limiti soggettivi: coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto o parenti entro determinati gradi. La Cassazione sottolinea la necessità di rispettare questi requisiti stringenti.
Questa ordinanza assume particolare rilevanza poiché chiarisce che non tutti i conviventi possono accedere ai benefici della Legge 104. È una distinzione importante in un contesto in cui le dinamiche familiari possono essere molto variegate.
