PFAS nel packaging alimentare: sfide e regolamentazione europea

Impiego dei PFAS nel packaging alimentare

di Greta Raponi

Negli ultimi anni, i PFAS (Sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono diventati un tema centrale nei dibattiti ambientali e sanitari. Originariamente preoccupante per l’inquinamento delle acque in zone industriali, il focus si è esteso alla loro presenza negli imballaggi alimentari. Utilizzati per rendere i materiali resistenti a grassi, umidità e calore, questi composti chimici sono noti per la loro persistenza nell’ambiente e potenziali effetti sulla salute umana.

I PFAS vengono usati nei rivestimenti di carta o cartone destinati al contatto con cibi, come contenitori per fast food, scatole per pizza e sacchetti per popcorn da microonde. Questi materiali impediscono che oli e grassi attraversino il packaging, migliorando la conservazione degli alimenti. Tuttavia, c’è preoccupazione circa la migrazione di queste sostanze dai materiali agli alimenti.

L’EFSA ha evidenziato che alcuni PFAS possono accumularsi nell’organismo umano tramite cibo e acqua contaminati. I rischi potenziali includono alterazioni del sistema immunitario ed effetti sul fegato. Dal punto di vista ambientale, i PFAS contaminano acque superficiali e suoli a causa della loro elevata persistenza.

L’Unione Europea ha introdotto il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) nel 2025 con l’obiettivo di ridurre i rifiuti da imballaggio ed aumentare la sostenibilità del settore. Tuttavia, le restrizioni sui PFAS rappresentano una sfida complessa sia dal punto di vista normativo sia industriale.

La transizione verso materiali alternativi ai PFAS richiede tempo e investimenti significativi. L’introduzione del PPWR ha sollevato questioni riguardanti l’applicabilità delle nuove normative in tempi brevi senza compromettere le performance tecniche richieste dagli imballaggi.

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