di Francesco Buttarazzi
Il Mistero di Garlasco: Un Enigma Cabalistico e un Amico Scomparso
Il caso del delitto di Garlasco, che sembrava ormai chiuso con la condanna definitiva di Alberto Stasi in Cassazione il 15 dicembre 2015, continua a generare nuovi sviluppi e piste inquietanti. Un dettaglio apparentemente minore è emerso come significativo: un post su Facebook pubblicato da Michele Bertani, amico di Andrea Sempio, il 19 gennaio 2016. Poco più di un mese dopo la sentenza definitiva, Bertani scriveva: «La VeriTa Sta Nelle CoSe Che NeSSuno sa!! la Verità nessuno mai te la racconterà…». La grafia volutamente irregolare e le maiuscole sparse conferiscono al messaggio un tono enigmatico.
Bertani si tolse la vita nello stesso anno, rendendo il suo messaggio ancora più misterioso. La giornalista Rita Cavallaro ha riportato questa notizia dopo un servizio televisivo andato in onda nel giugno 2025. Ha notato che quella frase non era originale ma una citazione quasi letterale di una canzone dei Club Dogo del 2007. Inoltre, il profilo Facebook di Bertani era intestato a «Mem He Shin», espressione collegata alla Cabala ebraica come quinto nome di Dio.
Estrarre le lettere maiuscole dal post — «A eria’ ta elle oe he euno sa» — e tradurre dall’ebraico potrebbe portare alla frase «C’era una ragazza lì che sapeva». Questa traduzione è stata fornita da due rabbini indipendenti tra loro.
L’interpretazione rimane complessa e richiederebbe dimostrazioni rigorose per essere accettata pienamente. Tuttavia, l’intricata natura del contesto rende queste ipotesi affascinanti per chi cerca risposte nel caso Garlasco.
Andrea Sempio stesso aveva descritto il suo amico scomparso come qualcuno con cui aveva condiviso ogni esperienza fino ai suoi diciotto anni. Una frase che assume diversi significati all’interno dell’indagine giudiziaria.
Il vero soggetto della storia è proprio nella natura stessa del mistero che avvolge Garlasco da quasi vent’anni. Nuovi strati di significato continuano ad emergere insieme a nuove piste investigative. Michele Bertani entra nel racconto postumo tramite un profilo social ancora visitabile, contribuendo al labirinto dell’incertezza che caratterizza questo caso complesso.
