Necessità di un Meccanismo di Indicizzazione Automatica
di Chiara Raponi
Negli ultimi anni, i governi italiani hanno introdotto misure di riduzione dell’Irpef che hanno di fatto compensato il fiscal drag prodotto dall’inflazione. Tuttavia, l’efficacia di tali interventi è stata disomogenea: mentre i redditi bassi hanno beneficiato maggiormente, quelli più elevati ne sono rimasti parzialmente esclusi. Questi interventi sono stati presentati come riduzioni del cuneo fiscale, piuttosto che come restituzioni del fiscal drag.
L’aumento dell’inflazione dal 2025 ha sollevato la questione dell’introduzione di un meccanismo automatico di indicizzazione all’inflazione per l’Irpef. Questo strumento servirebbe a neutralizzare l’impatto della dinamica dei prezzi sull’imposta dovuta in termini reali. Tuttavia, il governo esita a implementarlo, temendo la perdita di uno strumento utile per ottenere incrementi di gettito senza aumentare le aliquote ufficialmente.
A livello internazionale, esiste una varietà di approcci all’indicizzazione delle imposte sul reddito. Alcuni paesi adottano meccanismi formali legati al tasso d’inflazione o alla crescita salariale; altri applicano aggiustamenti solo parziali o condizionali al superamento di certe soglie inflazionistiche.
Nell’autunno 2024, le regole fiscali europee sono state riformate con un focus sulla ‘crescita della spesa primaria netta’. Le misure discrezionali sulle entrate (Drm) giocano un ruolo cruciale nella determinazione degli spazi fiscali dei paesi membri. Secondo la Commissione Europea, non correggere il fiscal drag equivale a una misura discrezionale positiva che permette maggiore spesa pubblica.
L’Italia ha perso opportunità fiscali importanti non configurando le detassazioni Irpef come misure contro il fiscal drag. Invece che trattarle come restituzioni del fiscal drag – e quindi neutrali rispetto alla baseline europea – sono state viste come riduzioni discrezionali negative, limitando così gli spazi per la crescita della spesa pubblica.
