Cambiamenti nella Leadership
di Greta Raponi
Quando si arriva a pensare di mettere in vendita l’argenteria di famiglia, allora vuol dire che la crisi è più che grave. È quanto ha riportato nei giorni scorsi l’agenzia Bloomberg, citando un piano che prevede la cessione degli immobili di proprietà di Dolce&Gabbana per fare cassa e affrontare una crisi di liquidità nel pieno di una rinegoziazione del debito da 450 milioni che la casa di moda ha con il sistema bancario. Successivamente si è detto che si tratta solo di un’ipotesi di lavoro e che non è detto che si concretizzi.
Sta di fatto che il gruppo è comunque impegnato in un non facile rifinanziamento del debito con le banche, puntando ad allungare le scadenze di rimborso. Il tutto per dare fiato a una situazione finanziaria e reddituale in cui è precipitato il gruppo negli ultimi anni.
L’ultimo bilancio pubblico disponibile risale al marzo 2025 (i conti annuali chiudono a marzo) e ha registrato una perdita record di 143 milioni su un fatturato di 1,9 miliardi, seguendo il rosso dei due anni precedenti. Con l’ultima perdita come la più grave, i costi hanno ormai superato i ricavi sebbene questi siano in crescita. Una situazione che ha portato la marginalità industriale al lumicino.
L’anno scorso, il margine lordo dell’azienda è sceso a soli 30 milioni, registrando un’incidenza dell’1,6% sui ricavi – numeri ben lontani da quelli tipici della moda italiana dove i margini lordi sono pari al 20-30% del fatturato.
I debiti totali superano ampiamente il miliardo di euro, compresi i già menzionati 450 milioni con le banche e altri 400 milioni solo con i fornitori. Un quadro critico reso evidente dalla cassa scesa da 327 milioni a 135 milioni in un anno e dalla posizione finanziaria netta negativa aumentata da 94 a oltre 370 milioni.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono state le dimissioni da presidente del co-fondatore Stefano Gabbana alla fine del 2025 e l’arrivo come co-ceo ad affiancare Alfonso Dolce dell’ex ceo Gucci Stefano Cantino.
Il gruppo sta ora scommettendo sul business del beauty, cresciuto a ritmi del 30% annui fino a valere oltre 600 milioni su un fatturato totale di circa due miliardi. Tuttavia questo sforzo richiede risorse significative per investimenti pesanti sulla situazione finanziaria della griffe.
