La Trasformazione del Welfare Aziendale
di Daiana Scacchi
Il welfare aziendale non è più un capitolo accessorio delle politiche del personale, ma un tassello centrale nella strategia delle imprese. Incide sulle politiche retributive, sulla conciliazione tra vita privata e lavoro e sulla capacità delle aziende di trattenere i talenti. È in questo scenario che si inserisce la decima edizione del Rapporto Welfare Index PMI, presentata ieri a Roma.
I numeri raccontano una trasformazione profonda. Il 76,5% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto un livello almeno medio di welfare aziendale. In dieci anni le PMI con un livello alto o molto alto sono più che triplicate, dal 10,3% al 33,9%, mentre si riduce la quota di chi si limita al solo adempimento contrattuale, oggi al 18,2%. Il modello di analisi si basa su dieci aree, dalla previdenza alla salute fino al welfare di comunità.
Alla presentazione del rapporto hanno preso parte figure istituzionali come la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati e il ministro delle Imprese Alfredo Urso. La ministra Casellati ha osservato che le aziende con un welfare più evoluto registrano tassi di crescita superiori a quelle che investono meno nel benessere dei propri lavoratori.
I dati economici confermano la correlazione tra welfare e performance. Le imprese più evolute registrano un fatturato per addetto superiore alla media e una redditività maggiore fino al 40,5%. Tra il 2021 e il 2024 hanno aumentato gli addetti fino al 20,4%, con nuove assunzioni effettuate dal 78% delle imprese con elevato livello di welfare.
Il rapporto evidenzia come il welfare aziendale si configuri sempre più come complemento al sistema pubblico in servizi come salute e assistenza. Cresce la sanità integrativa nelle imprese italiane e le PMI rappresentano una vera infrastruttura sociale capace di integrare l’azione pubblica.
