Un impatto macroeconomico positivo, ma limitato
di Daiana Scacchi
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza entra nella sua fase finale. A cinque anni dal suo avvio, è possibile tracciare un primo bilancio di quella che è stata una delle più importanti iniziative di politica economica dell’Unione europea. Questo piano è stato reso possibile anche grazie al superamento del tabù dell’emissione di debito comune.
Se si guarda alla crescita economica, i risultati appaiono inferiori alle aspettative. Tuttavia, il bilancio sul fronte delle riforme e dei cambiamenti organizzativi appare più articolato. La domanda cruciale rimane la capacità di questi cambiamenti di sopravvivere alla conclusione del Piano.
Il Pnrr ha immesso nell’economia italiana ingenti risorse in una fase ancora segnata dagli effetti della pandemia e della crisi energetica. All’Italia sono stati assegnati 194,4 miliardi tra sovvenzioni e prestiti. Secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, nel 2026 la crescita del Pil sarebbe stata inferiore senza i progetti addizionali del Pnrr.
Anche se l’impatto macroeconomico complessivo appare meno trasformativo rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, alcuni investimenti come le nuove infrastrutture ferroviarie e la banda ultra-larga potrebbero produrre benefici nel lungo periodo.
Più che le risorse mobilitate, la vera novità del Pnrr è stato il metodo adottato: un meccanismo “performance-based” che ha favorito l’approvazione rapida di riforme attese da tempo come quelle della giustizia civile e penale.
Nell’ambito delle politiche del lavoro, il programma Gol ha contribuito a costruire un modello nazionale per l’occupabilità dei lavoratori con esiti positivi in termini di beneficiari raggiunti.
Il Pnrr ha rappresentato anche una palestra per la pubblica amministrazione italiana. Molte amministrazioni hanno sviluppato nuove competenze rafforzando i sistemi di monitoraggio e coordinamento. Tuttavia, resta incerto se questi progressi saranno duraturi una volta esaurite le risorse straordinarie fornite dal Piano.
L’approccio centralizzato del Pnrr ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi concordati con l’UE ma solleva interrogativi riguardo all’estensione futura ad altri strumenti politici europei. Il rischio è che questo modello possa penalizzare i territori più deboli accentuando le disparità esistenti invece che ridurle.
Per comprendere appieno il lascito del Pnrr sarà essenziale non solo considerare gli effetti immediati sul Pil ma valutare quali innovazioni abbiano prodotto effetti duraturi nelle istituzioni italiane. Una strategia organica per misurare questi effetti sarà cruciale per progettare future politiche europee efficaci.
