Giuseppe Conte di fronte alla Commissione Covid
di Chiara Raponi
L’ex premier Giuseppe Conte è stato ascoltato oggi presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dal COVID. Dopo aver rassegnato le dimissioni il 2 agosto dalla stessa commissione, Conte ha finalmente avuto l’opportunità di esprimere la sua versione dei fatti presso Palazzo San Macuto.
Prima della convocazione, Conte aveva dichiarato con determinazione: “Finalmente ci siamo… Giuro di dire la verità sul mio onore”, promettendo di affrontare le accuse mosse contro di lui. Durante l’audizione, ha affermato che la commissione è stata concepita come un ‘plotone d’esecuzione’ nei suoi confronti.
Uno dei punti centrali dell’audizione è stato il tema delle mascherine cinesi. Secondo Conte, un documento anonimo avrebbe rivelato che oltre 7 milioni di mascherine non erano conformi alle specifiche richieste. Questo documento sarebbe stato già consegnato alla Procura per ulteriori indagini.
Conte ha accusato l’allora commissario Domenico Arcuri per aver approvato forniture non conformi durante il governo giallo-rosso guidato da lui stesso, sollevando dubbi su una transazione potenzialmente illecita da 100 milioni di euro.
L’ex premier ha espresso forti critiche verso la commissione stessa, sostenendo che non ci sono stati comportamenti illeciti da parte sua e difendendo fermamente il proprio operato durante la pandemia. Ha accusato i membri della commissione di gettare ombre sul lavoro svolto dai funzionari dello Stato durante quel periodo difficile.
A rispondere alle dichiarazioni accese di Conte è stato Lucio Malan, senatore del FdI e membro della commissione. Malan ha replicato che l’intervento di Conte sembrava più un comizio politico piuttosto che una testimonianza pertinente al contesto dell’indagine in corso.
