Olio in Crisi: Scorte Bloccate nei Frantoi di Calabria e Puglia

Olio invenduto, silos pieni nei frantoi

di Francesca Buttarazzi

L’olio d’oliva italiano sta affrontando una crisi significativa nell’estate del 2026, con oltre 200mila tonnellate di olio della campagna precedente ferme tra frantoi e cooperative, principalmente in Puglia e Calabria. Queste due regioni hanno chiesto al Ministero dell’Agricoltura lo stato di crisi per evitare che le giacenze blocchino la prossima raccolta.

Il problema principale risiede nei depositi: migliaia di quintali di olio extravergine e vergine sono rimasti stoccati dopo la campagna 2024-2025. All’inizio del 2025, i segnali di calo dei prezzi avevano suggerito prudenza ai frantoiani, che hanno deciso di non vendere subito. Tuttavia, la ripresa delle quotazioni non è arrivata come sperato.

La richiesta dello stato di crisi nasce dal fatto che insieme queste regioni rappresentano oltre la metà della produzione nazionale di olio d’oliva. Se il mercato continua a ristagnare, c’è il rischio che la prossima raccolta incontri una filiera già satura. Lo stato di crisi potrebbe aprire la strada a strumenti finanziari per aiutare le aziende colpite.

Il Ministero dell’Agricoltura ha coinvolto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), poiché una parte rilevante degli stock è detenuta da soggetti non agricoli. Dal Mimit c’è disponibilità ad affrontare il dossier all’interno del tavolo dedicato all’agroindustria.

Tra le misure allo studio c’è anche un bando per destinare olio extravergine agli indigenti, proposta rilanciata da Coldiretti. L’idea è acquistare parte delle giacenze per i programmi di aiuto alimentare, alleggerendo così i magazzini e sostenendo i prezzi.

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