Accessibilità digitale: le aziende italiane faticano ad adeguarsi

Accessibilità digitale: le aziende italiane faticano ad adeguarsi

di Greta Raponi

A un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, i siti delle grandi aziende italiane quotate in Borsa continuano a presentare criticità diffuse. Tutte le 25 società del FTSE MIB orientate ai consumatori esaminate da Accessiway, società specializzata in accessibilità digitale, hanno fallito su almeno uno dei nove criteri considerati. Nello specifico, l’84 per cento presenta problemi di contrasto cromatico, il 56 per cento mostra difficoltà nel ridimensionamento del testo, e un altro 56 per cento presenta criticità nella navigazione tramite link. Numeri che dipingono un panorama ancora frammentato, ben lontano dalla piena conformità imposta dalla normativa europea.

L’accessibilità digitale riguarda la capacità di siti web, applicazioni e sistemi informatici di essere utilizzati da chiunque, comprese le persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. Non è una questione di estetica o di buona volontà: è un requisito tecnico e legale. Jacopo Deyla, Chief Accessibility Officer di Accessiway afferma: «La conformità va pensata non come un numero da raggiungere, ma come un percorso di miglioramento». Tuttavia pochissime organizzazioni hanno ancora adottato questo approccio.

La normativa sull’accessibilità vanta radici lontane risalenti al 2004 con obblighi inizialmente destinati alla pubblica amministrazione. Con il tempo si è ampliata fino a includere banche e grandi aziende con oltre 500 milioni di euro di fatturato. L’ultimo capitolo introdotto dallo European Accessibility Act ha esteso ulteriormente il perimetro includendo prodotti e servizi digitali anche da parte degli operatori più piccoli.

Esistono due categorie principali di problemi nell’accessibilità digitale: quelli facilmente individuabili tramite strumenti automatici come il contrasto insufficiente tra testo e sfondo; la mancanza di testi alternativi alle immagini; ed errori più insidiosi come elementi cliccabili non accessibili tramite tastiera che rappresentano barriere significative soprattutto per utenti non vedenti.

Deyla sottolinea che il problema critico non è tanto la presenza degli errori ma l’interpretazione errata della conformità normativa da parte delle aziende che spesso trattano l’accessibilità come mero adempimento contabile piuttosto che processo continuo d’integrazione nei processi aziendali ordinari.

Adeguarsi ha naturalmente dei costi associati alla formazione del personale e ridisegno dei flussi lavorativi ma rappresenta anche un investimento strategico importante poiché permette ai siti accessibili una maggiore durata nel tempo grazie all’utilizzo standard solidificati aumentando potenzialmente anche la reperibilità online sia sui motori ricerca tradizionali sia attraverso sistemi avanzati d’intelligenza artificiale generativa emergente sempre più diffusa oggi giorno nelle ricerche informazioni prodotti vari mercati settori economici globalizzati modernamente evolventisi continuamente globalmente innovativamente tecnologicamente sofisticatamente avanzantesisistematicamenteworldwidely!

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