Un innovativo approccio per monitorare l’ambiente marino
di Francesca Buttarazzi
Un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale Ecological Indicators ha rivelato che i segnali acustici sottomarini possono essere utilizzati per valutare lo stato di salute del mare. Questo innovativo approccio è stato sviluppato da un team multidisciplinare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nell’ambito del progetto PRIN SEAmPhonia.
I ricercatori, tra cui Pier Francesco Moretti, Angela Pomaro e Silvano Buogo, hanno installato idrofoni presso la piattaforma oceanografica Acqua Alta nel Mare Adriatico. Questi strumenti hanno registrato suoni sott’acqua durante diverse campagne sperimentali, fornendo dati cruciali per l’analisi.
L’approccio proposto si basa sull’analisi del soundscape sottomarino: il messaggio sonoro generato dai processi fisici, biologici e antropici che caratterizzano l’ambiente marino. A differenza degli approcci tradizionali che analizzano singole sorgenti sonore o basse frequenze associate al traffico navale, questa metodologia osserva il campo acustico nel suo complesso.
Angela Pomaro spiega: “L’obiettivo è individuare un nuovo indicatore capace di valutare le condizioni dell’ecosistema attraverso i segnali acustici prodotti dal sistema nel suo insieme”.
I dati raccolti hanno rivelato una persistente oscillazione giorno-notte dei segnali acustici ad alta frequenza. Questa oscillazione non è attribuibile ai soli fattori fisici ambientali e potrebbe riflettere i ritmi collettivi della componente biologica dell’ecosistema marino.
Pier Francesco Moretti afferma: “Le oscillazioni osservate potrebbero costituire un nuovo indicatore ecologico simile alla temperatura corporea nell’uomo. Esse forniscono una misura sintetica dello stato di salute senza descrivere ogni singolo processo biologico”.
In sintesi, questo studio suggerisce l’importanza di misurare indicatori sistemici capaci di descrivere lo stato complessivo degli ecosistemi marini in modo continuo e non invasivo. Moretti conclude che questa metodologia apre la strada a un monitoraggio più efficace degli ecosistemi marini rispetto agli approcci tradizionali basati sulle basse frequenze legate al traffico marittimo.
