Granchio blu, scatta l’attacco a tenaglia: polpi e cefali arruolati in mare per fermare l’invasione

Granchio blu, scatta l’attacco a tenaglia

di Greta Raponi

Nell’Adriatico e nelle lagune italiane, la lotta biologica sta sperimentando l’uso di predatori naturali per combattere le specie aliene che devastano la pesca locale. Un esempio di questa strategia è il progetto Octo-Blu, condotto dall’Università di Bologna, che prevede il rilascio di giovani polpi al largo delle coste italiane per contenere la popolazione del granchio blu americano (Callinectes sapidus), responsabile della distruzione delle vongole locali.

I polpi non sono gli unici protagonisti di questa operazione. Nelle lagune di Sabaudia e Caprolace, i ricercatori hanno osservato che i giovani cefali si nutrono delle larve del granchio blu. Questo ha portato a pianificare un attacco su due fronti: i polpi si concentrano sugli adulti mentre i cefali mirano alle larve.

La strategia di utilizzare una specie contro un’altra non è nuova ed ha prodotto risultati variabili nel tempo. Esempi storici includono l’introduzione della vespa samurai (Trissolcus japonicus) contro la cimice asiatica in Emilia-Romagna o il Torymus sinensis utilizzato contro il cinipide galligeno asiatico nei castagneti italiani.

Tuttavia, non tutte le iniziative hanno avuto successo. In Australia, il rospo delle canne fu introdotto con l’intento di controllare i coleotteri nella canna da zucchero ma finì col diventare una minaccia per molte specie autoctone. Simili insuccessi sono stati registrati anche alle Hawaii con le manguste introdotte per controllare i ratti.

L’efficacia della lotta biologica dipende da una comprensione approfondita degli ecosistemi coinvolti. È cruciale monitorare quali altre specie vengono influenzate dalle introduzioni e prevenire nuove invasioni attraverso metodi più sostenibili ed efficaci.

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