di Francesco Buttarazzi
Il ciclismo moderno, segno della sua crescente globalizzazione, si trova a confrontarsi non solo con avversari umani ma anche con elementi naturali inaspettati. Dalle strade italiane dove il gatto di Marco Pantani finì per le terre al Valico del Chiunzi durante il Giro del 1997, ai recenti incidenti che hanno coinvolto canguri durante il Tour Down Under in Australia.
Domenica 25 gennaio, i canguri hanno fatto notizia attraversando saltellando il percorso della gara ciclistica australiana. Questo insolito incontro ha causato cadute tra i corridori, compreso l’australiano Jay Vine dell’Uae Team Emirates. Nonostante l’inconveniente e una breve sosta forzata, Vine è riuscito a vincere la corsa.
La quinta e ultima tappa della prima corsa stagionale è stata segnata da questo curioso incidente accaduto a 95 chilometri dalla fine. ‘Due di loro si sono fatti strada tra il gruppo,’ ha raccontato Vine riferendosi ai canguri. Ha poi aggiunto che questi animali rappresentano uno dei maggiori pericoli per i ciclisti in Australia.
Purtroppo, non tutti sono stati altrettanto fortunati; Mikkel Bjerg, compagno di squadra di Vine, è rimasto ferito nella caduta provocata dai marsupiali e non ha potuto completare la tappa.
Dai gatti ai cani randagi, dai cavalli indomiti ai cervi curiosi e ora i canguri: ogni angolo del mondo presenta le sue sfide uniche per i ciclisti professionisti. Anche cammelli nei deserti dell’Alula o dell’Oman Tour sono un esempio delle sorprese che la natura riserva agli sportivi.
Nel linguaggio figurato del ciclismo si passa dal leggendario Airone Coppi al Re Leone Cipollini o dall’Aquila di Toledo (Federico Bahamontes) allo Squalo dello Stretto (Nibali). E ora ci troviamo ad affrontare metaforicamente anche i canguri australiani che travolgono diversi ciclisti come pollame disperso sul tracciato.
