Gli Eet: la nuova generazione che trasforma il lavoro in Italia

Un nuovo fenomeno giovanile: gli Eet

di Greta Raponi

In un’Italia spesso focalizzata sui Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, emerge una realtà meno visibile ma altrettanto significativa: quella degli Eet (Employed, Educated and Trained). Questi giovani sono impegnati nello studio, nel lavoro e nell’avviamento di start-up innovative. Secondo Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale all’università Cattolica, essi rappresentano l’opposto dei Neet. Non sono protagonisti delle cronache perché non fanno notizia o preoccupano; al contrario, si inventano il lavoro e riescono a farcela.

Uno studio di Censis e Confcooperative ha contato circa 144mila ragazzi tra i 15 e i 29 anni che hanno avviato attività imprenditoriali nei settori più innovativi. Tra il 2017 e il 2024 le imprese giovanili nei campi della pubblicità e delle ricerche di mercato sono triplicate (+228,7%), mentre quelle nei servizi di direzione aziendale sono cresciute del 206,4%. Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, sottolinea come questi settori dimostrino la vitalità dei giovani anche in tempi di crisi.

Si parla oggi di una nuova ‘economia delle competenze’, con una crescente domanda per capitale umano altamente qualificato. Questo fenomeno contrasta la narrativa negativa sui giovani italiani legata ai Neet. In realtà, molti giovani desiderano fare la differenza nel mondo del lavoro attraverso un continuo processo di ‘imparare facendo’. Rosina evidenzia l’importanza del circuito virtuoso dell’apprendimento continuo come elemento fondamentale per rafforzare fiducia e motivazione personale.

I dati mostrano segnali positivi: rispetto al 2019 è sceso del oltre il 28% il numero dei Neet in Italia. Gli occupati under 30 hanno superato i tre milioni con un incremento del 7,3% rispetto al periodo pre-pandemico. Questi numeri smontano l’idea stereotipata di una generazione totalmente ferma.

L’intraprendenza giovanile è vista non solo come vocazione ma anche come risposta alle difficoltà del lavoro dipendente tradizionale. Tuttavia c’è bisogno che questa energia venga sostenuta da ecosistemi favorevoli capaci di fornire fiducia e supporto adeguati affinché queste imprese possano crescere.

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