Le sfere di Posidonia: indicatori naturali dell’inquinamento
di Francesca Buttarazzi
Roma, 27 aprile 2026 – Le sfere di Posidonia oceanica, comunemente note come “palle di mare”, sono diventate delle vere e proprie spie dell’inquinamento da microplastiche nei mari del Mediterraneo. Un recente studio condotto dall’ENEA su tredici siti della costa laziale ha rivelato che oltre un terzo di queste sfere è contaminato da plastica, con una prevalenza significativa di fibre sintetiche in prossimità degli impianti di depurazione.
L’indagine pubblicata sulla rivista internazionale Environments (MDPI) ha analizzato la struttura e il contenuto di 1300 Aegagropile. I risultati mostrano che il 34,9% delle sfere contiene frammenti plastici, per un totale di 1415 particelle identificate, con una media di 3,1 elementi per sfera. Dal punto di vista dimensionale, il 48,7% dei materiali rinvenuti è costituito da microplastiche inferiori a cinque millimetri.
L’analisi morfologica evidenzia una netta prevalenza di filamenti e fibre sintetiche tra le particelle trovate. Tra i polimeri più comuni figurano nylon e polietilene tereftalato (PET), seguiti da polietilene e polipropilene. Inoltre, le analisi spettroscopiche hanno indicato segni evidenti di degradazione chimica delle particelle plastiche.
I dati dello studio sottolineano la forte correlazione tra la presenza di microfibre nelle sfere e la vicinanza agli impianti per il trattamento delle acque reflue. Questi sistemi trattengono solo parzialmente le microfibre sintetiche rilasciate durante i lavaggi domestici dei tessuti, permettendo loro così l’accesso al mare dove si depositano sui fondali.
“Le aegagropile si formano naturalmente quando i residui fibrosi della Posidonia vengono modellati dalle correnti sul fondale e durante questo processo intrappolano i detriti presenti nel sedimento”, spiega Patrizia Menegoni del Laboratorio ENEA.
Oltre a essere fondamentali per ossigenare le acque marine e stabilizzare i sedimenti marini assorbendo carbonio dall’atmosfera, le praterie sottomarine si dimostrano anche preziose alleate nella sorveglianza ambientale come indicatori naturali capaci a basso costo.
