Crisi allo Staff del Ministro della Cultura: Tra Avvicendamenti e Polemiche

di Chiara Raponi

Dalle parti di Palazzo Chigi e via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, l’umore non era dei migliori. Le mille telefonate, con richieste di spiegazioni sull’azzeramento dello staff del ministro Alessandro Giuli alla Cultura, hanno lasciato un strascico di nervosismo. Nessuno avrebbe immaginato di aprire la settimana occupandosi della revoca per decreto dei dirigenti Emanuele Merlino ed Elena Proietti.

Al primo, il ministro ha imputato una ‘gestione superficiale’ del pasticcio che ha indotto il governo a negare i finanziamenti al documentario su Giulio Regeni. Alla segretaria particolare sono stati contestati vari addebiti tra cui la mancata partecipazione alla missione ministeriale per gli Stati Uniti.

E neppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva previsto un incontro lampo con Giuli su richiesta del titolare della Cultura. Ma alle 17.36 il caso era già chiuso con una formula senza equivoci: ‘Piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l’Italia, oltre alla piena sintonia all’interno dell’azione di governo’. Una stretta di mano e un abbraccio per archiviare non solo il caso azzeramento dello staff, ma anche la querelle con la Biennale di Venezia.

‘Presidente, ti sono grato’, ha ringraziato Giuli. E la premier ha definito ‘cordiale e proficuo’ il rapporto con il suo ministro che su Mosca si era scontrato in Cdm con il vicepremier Salvini. Le polemiche? ‘Dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale’, hanno riferito fonti di Palazzo Chigi.

Domenica pomeriggio l’aria era diversa. Mentre al Collegio Romano si cercava la talpa che ha diffuso la notizia riservata, il primo a metterci la faccia per ridimensionare l’episodio è stato Francesco Lollobrigida parlando di ‘normali avvicendamenti’. Anche Arianna Meloni è intervenuta ad Andria per minimizzare ulteriormente le tensioni politiche interne.

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