Cambiamenti nel Ruolo degli Scafisti
di Francesco Buttarazzi
Il mondo del business legato ai traffici irregolari di esseri umani è mutevole, fluido, si adatta ai tempi e alle usanze per continuare a esistere e mantenere il suo appeal. La struttura di queste organizzazioni è nota: un triangolo in cui al vertice si trova la criminalità organizzata locale, che gestisce i traffici attraverso i suoi galoppini. Questi agenti di zona coordinano la manodopera che organizza i migranti da imbarcare, sceglie le zone di partenza delle barche e individua le case in cui raccogliere i migranti prima della partenza.
Tradizionalmente, le barche sono state messe nelle mani degli uomini. Tuttavia, dal monitoraggio dei traffici emerge un cambiamento: sempre più spesso sono donne a prendere il timone. Questo fenomeno è stato rilevato grazie ai video promozionali che i trafficanti condividono sui social per promuovere le loro tratte.

L’impiego di donne come scafiste risponde a due principali obiettivi. Il primo è di marketing: differenziarsi per attrarre nuovi clienti. L’immagine della donna al timone rompe uno schema consolidato e diventa uno strumento propagandistico che trasmette un’idea di maggiore affidabilità, attenuando la percezione del rischio nei potenziali migranti.
Il secondo obiettivo è più concreto e spregiudicato: sfruttare falle operative nei controlli. La presenza femminile può ridurre il livello di sospetto o ritardare interventi più incisivi da parte delle autorità. Nonostante non sia una garanzia assoluta, rappresenta un margine che le organizzazioni cercano di sfruttare fino in fondo.
L’identikit dello scafista non è più quello tradizionale, complicando l’individuazione delle responsabilità nelle operazioni illegali. Fino ad ora non ci sono stati casi documentati di condanne nei confronti di donne scafiste nella storia recente.
