Il ruolo della Cina e L’utilizzo delle riserve
di Daiana Scacchi
La crisi in Medio Oriente ha riacceso i timori di un nuovo choc petrolifero globale. Tuttavia, fino a questo momento, il mercato ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz e le operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani hanno alimentato tensioni su una delle rotte energetiche più importanti del mondo. Eppure, il prezzo del greggio non ha registrato l’impennata storica che molti analisti avevano previsto.
Dietro questa apparente resistenza del mercato c’è un fattore decisivo: la strategia energetica della Cina. Come spiegato in un approfondimento da Newsweek, Pechino è stata determinante nel contenere gli effetti della crisi. La Cina è il principale importatore mondiale di petrolio e nel 2025 ha assorbito circa il 20% di tutto il greggio scambiato a livello internazionale, con quasi la metà delle forniture provenienti dal Medio Oriente.
Invece di aumentare gli acquisti durante il conflitto, il governo cinese ha fatto ricorso alle proprie riserve strategiche, riducendo così la domanda sul mercato internazionale. I dati preliminari delle dogane cinesi mostrano che a giugno le importazioni di petrolio sono diminuite del 41,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, scendendo a 29,27 milioni di tonnellate: il livello più basso dall’ottobre 2016.
Semplicemente la Cina sta utilizzando le proprie scorte a un ritmo compreso tra 600 mila e 700 mila barili al giorno. Le riserve disponibili nei depositi di superficie sono stimate in circa 1,2 miliardi di barili, quantitativo che teoricamente consentirebbe alla Cina di sostenere i prelievi per oltre tre anni anche con un ritmo giornaliero elevato.
Anche il Fondo Monetario Internazionale ha osservato che nelle condizioni attuali i prezzi del petrolio avrebbero dovuto essere molto più elevati rispetto ai livelli effettivamente registrati. Gli esperti avvertono però che questo equilibrio potrebbe cambiare rapidamente se la Cina decidesse di ricostituire le proprie riserve strategiche mentre le tensioni geopolitiche sono ancora elevate.
Se Pechino riprende ad acquistare grandi quantità di greggio mentre la situazione geopolitica rimane tesa, potremmo assistere a una nuova impennata dei prezzi del greggio e conseguentemente dei gas e carburanti. Goldman Sachs stima infatti che le scorte complessive cinesi abbiano raggiunto circa 1,9 miliardi di barili: sufficienti a coprire ben oltre tre mesi dei consumi nazionali.
Nell’attuale scenario energetico mondiale dove l’equilibrio è precario e fortemente influenzabile da fattori esterni come tensioni politiche o cambiamenti climatici imprevisti; appare evidente come strategie nazionali ben ponderate possano fare davvero la differenza non solo internamente ma anche globalmente.
