La battaglia legale contro la nuova legge elettorale
di Chiara Raponi
Il 26 ottobre si preannuncia una data cruciale per la politica italiana. Un’eterogenea coalizione di costituzionalisti, avvocati e figure pubbliche, tra cui Lucia Annunziata, Romano Prodi e Pierluigi Bersani, ha deciso di unirsi per contestare il cosiddetto ‘Melonellum’, o ufficialmente Stabilicum. Questo gruppo, auto-definitosi un’armata Brancaleone, è determinato a portare avanti un ricorso contro la nuova legge elettorale presso trenta tribunali italiani contemporaneamente.
L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dalla deputata dem Simona Bonafé, che sottolinea come i parlamentari abbiano passato il testimone alla società civile in una sorta di staffetta. L’obiettivo principale è quello di ottenere una pronuncia della Corte Costituzionale prima delle prossime elezioni. La strategia punta sul fatto che almeno uno dei giudici coinvolti possa deliberare in tempi utili.
I punti critici evidenziati dai ricorrenti includono il premio di maggioranza, l’autonomia delle basi elettorali e la selezione degli eletti. Altri aspetti controversi sono la parità di genere e l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio.
Accanto ai protagonisti più noti del panorama politico italiano ci sono anche associazioni come Articolo 21 e sindacati come la Cgil. Il movimento gode anche dell’appoggio della Fondazione Demo del deputato Gianni Cuperlo. La critica principale è che lo Stabilicum sia gravemente incostituzionale e che alteri gli equilibri democratici.
Maria Elena Boschi sostiene che la legge sia stata creata su misura per garantire una vittoria a Giorgia Meloni senza un vero confronto con le opposizioni. Anche Alfonso Colucci del M5S e Riccardo Magi di Più Europa hanno espresso forti critiche riguardo agli ostacoli imposti alle nuove forze politiche emergenti.
