Nuove Rivelazioni sul Caso Poggi
di Francesco Buttarazzi
Le recenti analisi condotte dal RIS sui reperti del caso Garlasco riaccendono le discussioni attorno all’omicidio di Chiara Poggi. I dati genetici raccolti nel novembre del 2007, in particolare quelli relativi al famoso cucchiaino, non sembrano confermare la presenza del DNA della vittima. Le analisi effettuate tra il 17 e il 19 novembre hanno prodotto un tracciato piatto e un tracciato illeggibile, mettendo in dubbio l’efficacia delle prove genetiche utilizzate durante il processo.
Oltre alle discrepanze genetiche, emergono anche nuovi dubbi riguardanti l’integrità dei dati informatici. Il trattamento dei computer sequestrati ad Alberto Stasi e ai suoi conoscenti ha sollevato questioni sulla gestione delle prove digitali. In particolare, i supporti informatici sono stati maneggiati in modi che potrebbero aver compromesso l’integrità dei dati originali.
L’esempio più evidente è quello del portatile Compaq di Stasi, che è stato utilizzato dagli investigatori per ben quindici giorni dopo la sua acquisizione senza essere adeguatamente sigillato. Questa manipolazione avrebbe potuto alterare parte delle informazioni cruciali per determinare l’alibi di Stasi.
Anche i codici identificativi MD5 presentano anomalie significative: essendo cruciali nell’informatica forense per garantire che una copia digitale sia identica all’originale, differenze nei codici indicano potenziali alterazioni nelle copie degli hard disk sequestrati.
L’alibi fornito da Stasi – essere impegnato nella stesura della sua tesi durante l’omicidio – si basa su file trovati sul suo computer. Tuttavia, la mancanza di file temporanei nei cluster non allocati ha fatto sorgere sospetti sull’autenticità dell’attività lavorativa dichiarata da Stasi.
Secondo i periti incaricati dal tribunale, la sequenza temporale relativa all’utilizzo del computer mostra che i documenti erano aperti ma non salvati frequentemente nel modo tipico di chi sta effettivamente lavorando su un testo accademico complesso.
