la farina innovativa
di Greta Raponi
Tra la farina raffinata e quella integrale, esiste una terza via. Si chiama Altograno, ed è il risultato di cinque anni di ricerca, 20 pubblicazioni scientifiche internazionali e un brevetto sui generis. Si tratta di un ingrediente nuovo, con caratteristiche nutrizionali che nessuna farina tradizionale è in grado di raggiungere.
Il percorso verso Altograno
Altograno nasce all’interno dell’ecosistema di Casillo Group, realtà pugliese che dal 1958 opera nella macinazione del frumento. Molino Casillo, brand di punta del gruppo, è oggi tra i protagonisti più riconoscibili del panorama molitorio italiano. Il principio cardine che ha guidato il gruppo in oltre sessant’anni di attività è rimasto sostanzialmente invariato: la qualità si costruisce dalla materia prima.
Il punto di partenza è il classico chicco di grano intero, ma il processo che segue è tutt’altro che convenzionale. Il metodo brevettato, denominato Lavorazione Circolare, consente infatti di recuperare e stabilizzare le frazioni più pregiate del chicco come il germe e le fibre dell’aleurone.
Il profilo nutrizionale risultante da questo processo è sensibilmente diverso da quello delle farine correnti: contiene il 50 per cento in più di proteine, il 25 per cento in meno di carboidrati e il 40 per cento in più di fibre rispetto a semole e farine integrali.
L’efficacia sul microbiota intestinale della pasta prodotta con Altograno è già stata validata da uno studio clinico condotto dall’Università di Bari. Altri studi sono attualmente in corso per esplorare ulteriori benefici legati alla sensibilità al glutine non celiaca e al metabolismo.
Sul versante ambientale, l’impatto in termini di CO₂ equivalente risulta ridotto del 25 per cento rispetto alle lavorazioni tradizionali. Questo risultato si inserisce nella logica più ampia dell’economia circolare su cui l’intero processo produttivo si basa.
