di Francesca Buttarazzi
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Behaviour ha rivelato come i marangoni utilizzino la topografia sottomarina per tendere imboscate alle loro prede. Questo studio innovativo è stato guidato da esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell’Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università degli Studi di Trieste.
Tradizionalmente noti come ‘predatori ad inseguimento’, i marangoni sono ora visti sotto una nuova luce grazie a questa scoperta. In particolare, l’osservazione avvenuta nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, ha mostrato un giovane esemplare utilizzare attivamente un tunnel sottomarino e una zona d’ombra sotto una scogliera per avvicinarsi ai banchi di latterini senza essere rilevato.
L’analisi dettagliata suggerisce una strategia articolata in tre momenti distinti:
- Herding (Radunamento): Il marangone spinge attivamente il banco di pesci verso barriere fisiche o traiettorie prevedibili.
- Ambush (L’Agguato): Posizionandosi dietro elementi del paesaggio sottomarino, l’uccello sfrutta l’oscurità o le rocce per occultarsi e lanciare un attacco fulmineo.
- Riposizionamento: Dopo l’attacco, il predatore riguadagna una posizione vantaggiosa per ricominciare la manovra.
I ricercatori spiegano che questi uccelli compensano la loro limitata visione sottomarina con una conoscenza tattica del territorio, trasformando il fondale in un alleato naturale.
