L’agroalimentare italiano in crisi
di Chiara Raponi
L’agroalimentare italiano sta attraversando una fase di forte tensione, con Coldiretti che denuncia gravi speculazioni e frodi commerciali che stanno colpendo due pilastri della dieta mediterranea: l’olio extravergine d’oliva e il grano duro. Questi prodotti sono fondamentali per la salute pubblica, motivo per cui l’associazione chiede di garantirne la priorità nelle mense scolastiche e ospedaliere.
Un paradosso significativo riguarda l’olio extravergine d’oliva: nell’ultimo anno, nonostante l’aumento dei costi aziendali, il prezzo è crollato di oltre il 50%. Durante la campagna 2025-2026, l’Italia ha prodotto 234 milioni di litri di olio ma ne ha importati ben 545 milioni. I consumi interni superano i 460 milioni mentre l’export si attesta sotto i 320 milioni. Secondo Coldiretti, queste discrepanze sono dovute a chi camuffa l’origine del prodotto sfruttando le norme doganali sull’ultima lavorazione.
Coldiretti propone cinque interventi principali per affrontare questa crisi: controlli con risonanza magnetica e mappatura isotopica per certificare l’origine in giudizio; stop alle vendite sotto i costi di produzione; divieto di miscelazione con oli scadenti o trattati termicamente; sospensione dell’import a dazio zero dalla Tunisia; fatturazione obbligatoria delle olive per garantire la tracciabilità.
Anche il settore del grano duro è in difficoltà. In Sicilia, durante la trebbiatura si registrano offerte d’acquisto a soli 19 centesimi al chilo, nonostante la pasta venga venduta ad almeno 2 euro al chilo e il pane a 3 euro. Preoccupano le speculazioni e le fatture false utilizzate per ‘italianizzare’ il grano estero così come l’arrivo di navi cariche di grano trattato con glifosato, un diserbante vietato in Europa.
Per proteggere questa filiera essenziale, Coldiretti propone controlli basati sulla legge Caselli contro le frodi alimentari; blocco delle vendite sotto costo; applicazione del principio di reciprocità sulle importazioni; rimozione dei commissari in conflitto d’interessi nella Commissione Unica Nazionale (CUN); stanziamento di 40 milioni di euro destinati ai contratti di filiera.
