David De Gea: L’Ultima Speranza della Fiorentina

David De Gea: L’Ultima Speranza della Fiorentina

di Francesco Buttarazzi

Contro l’Inter, e non solo contro l’Inter, la Fiorentina si è ritrovata a dipendere dalle mani di David De Gea. La Viola si è ritrovata appesa ai guanti sporchi del portiere con la maglia numero 43, mentre penzolava pericolosamente tra la speranza e il baratro.

In questa nuova stagione complicata, sempre a un passo dal fallimento, della Fiorentina, il portiere si sta ritagliando un ruolo che supera quello di numero uno. È una specie di santone taumaturgo al quale tutti i suoi compagni si appellano per trovare nella bufera una speranza di un domani migliore. Perché il presente… beh il presente è cupo e triste come certe periferie per troppo tempo in mano a speculatori e geometri senza fantasia.

È una periferia del genere anche la Fiorentina. Si credeva centro, aveva investito in maquillage per sembrare degna delle zone vip, si è ritrovata a guardarsi come certi palazzi che nonostante il rifacimento delle facciate restano i palazzi che sono: mal pensati e mal realizzati, distanti da ogni cosa, ma con almeno un bel panorama campestre. Quel bel panorama è David De Gea, l’ultima (unica?) speranza di trovare un po’ di bellezza nella desolazione.

A San Siro i tifosi della Viola l’hanno vista al trentacinquesimo minuto quando David De Gea si è allungato sulla sua destra per respingere il colpo di testa di Francesco Pio Esposito che sembrava dovesse entrare in rete per sugellare una mezz’ora abbondante di supremazia nerazzurra. E invece lo spagnolo ha detto No, ha dato dignità al più debole sopraffatto dal più forte.

Lo ha fatto quasi per novanta minuti parando tutto il possibile e oltre il ragionevole. Poi i suoi compagni hanno fatto di nuovo un patatrac fantozziano rendendo vana la sua resistenza.

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