Firenze: il Tricolore calpestato e il limite che l’Italia non può più ignorare
di Francesco Buttarazzi
Le immagini dell’uomo che a Firenze strappa, calpesta e sputa sul Tricolore scatenano indignazione. Episodi simili alimentano rabbia e diffidenza e riaprono una questione che l’Italia non può più eludere: l’accoglienza non può essere indiscriminata, ma deve significare controllo, legalità e rispetto delle regole.
Le immagini che arrivano da Firenze sono di quelle destinate a lasciare il segno. Un uomo straniero si arrampica su un edificio, strappa il Tricolore, lo scaraventa a terra, lo calpesta e infine vi sputa sopra. Poi si allontana. Una sequenza breve, brutale nella sua simbologia, che inevitabilmente provoca rabbia. Perché quella finita sotto i suoi piedi non è semplicemente una bandiera. È il simbolo della Repubblica, della sua storia e dell’appartenenza a una comunità nazionale.
Il video, rilanciato anche dall’europarlamentare della Lega Silvia Sardone, ha immediatamente fatto il giro dei social. Migliaia di persone hanno reagito chiedendo l’identificazione dell’uomo, l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge e, qualora non abbia titolo per soggiornare in Italia, il suo allontanamento.
Sarebbe miope considerare quanto avvenuto soltanto come l’ennesimo episodio di cronaca. Perché esiste anche una conseguenza politica e sociale che non può essere ignorata. Gesti come quello di Firenze finiscono per alimentare proprio quei sentimenti di rabbia, diffidenza e ostilità che rendono sempre più difficile qualsiasi discussione razionale sull’immigrazione.
L’Italia deve avere il coraggio di riconoscere che non può accogliere indiscriminatamente chiunque raggiunga il suo territorio. Non è una dichiarazione contro gli stranieri ma un riconoscimento del limite necessario per uno Stato serio.
Chi sceglie di vivere in Italia deve rispettarne le leggi ed i simboli fondamentali come la bandiera nazionale; questo è ciò che viene richiesto da qualsiasi cittadino: rispettare le regole della comunità nella quale si trova.
