di Francesco Buttarazzi
Secondo la psichiatra Sarah Viola, il caso di Andrea Sempio rappresenta un unicum nel panorama giudiziario italiano. Per la prima volta, una tale quantità di elementi diagnostici è stata resa disponibile in diretta, offrendo uno sguardo dettagliato sulla mentalità dell’indagato. I segnali di allarme appaiono espliciti e spingono a esaminare il passato di Sempio e le sue reazioni future.
Viola sottolinea che raramente si dispone di così tante informazioni autentiche sul soggetto indagato. Di solito, gli elementi utilizzati nei processi emergono solo dopo il delitto. In questo caso, i post pubblicati da Sempio sul blog Seduttori Italiani e i suoi monologhi in automobile offrono due quadri peculiari della sua personalità: da un lato una mitomania legata al desiderio di percezione lontana dal reale e dall’altro l’incapacità relazionale con l’altro sesso.
I pubblici ministeri accusano Sempio di aver ucciso Chiara a causa del suo rifiuto, ma secondo Viola non è abituato ai rifiuti perché non si propone mai direttamente. La sua fantasia è quella del maschio dominante che vive attraverso pratiche autoerotiche, senza mai coinvolgere davvero l’altro.
Per comprendere meglio Andrea Sempio sarebbe necessario studiare la sua infanzia e adolescenza. Secondo Viola, potrebbe aver vissuto esclusione dall’intimità genitoriale che ha portato allo sviluppo di blocchi psicologici significativi.
Sempre secondo la psichiatra, dobbiamo essere preoccupati per l’incolumità mentale dell’indagato durante il processo mediatico. A differenza di Alberto Stasi, che aveva una famiglia responsabilizzante, Sempio proviene da un contesto iperprotettivo che lo rende fragile e suscettibile a reazioni autodistruttive.
