Iran e Stati Uniti: colloqui in Oman tra tensioni e linee rosse

Un contesto diplomatico instabile

di Greta Raponi

Il nuovo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti, previsto per venerdì in Oman, si preannuncia complesso e carico di tensioni. Nonostante Washington abbia accettato di riprendere le negoziazioni, i toni restano elevati. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente rilasciato un’intervista a NBC News, durante la quale ha sottolineato che la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, dovrebbe essere ‘molto preoccupata’.

I negoziati avvengono in un clima diplomatico altalenante, caratterizzato da aperture seguite da brusche frenate. Trump ha dichiarato che il sostegno degli Stati Uniti ai manifestanti anti-regime è stato decisivo nel ridimensionamento della minaccia iraniana in Medio Oriente. Ha inoltre rivendicato l’azione militare statunitense che avrebbe distrutto il programma nucleare iraniano.

Nell’intervista, Trump ha descritto l’impiego dei bombardieri B-2 come un successo totale contro il nucleare iraniano. Sebbene affermi che il programma sia stato annientato, non esclude la possibilità di nuove escalation qualora Teheran tentasse di riattivarlo.

La repressione interna del regime iraniano è stata duramente criticata: secondo stime internazionali, le azioni repressive avrebbero causato oltre 60.000 morti. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) gioca un ruolo chiave tanto nella repressione interna quanto nell’espansione dell’influenza regionale dell’Iran attraverso alleanze con gruppi come Hezbollah e Hamas.

Prospettive negoziali

L’accettazione dei colloqui da parte statunitense arriva dopo una serie di richieste contrastanti riguardo alla sede e al formato dei negoziati inizialmente previsti a Istanbul. Tuttavia, le posizioni rimangono rigide: Washington chiede garanzie che incidano sul sistema di potere iraniano mentre Teheran considera intoccabili i propri programmi missilistici balistici e le alleanze regionali.

Senza compromessi visibili all’orizzonte e con linee rosse già tracciate da entrambe le parti, il rischio è che questo nuovo round si riduca a una formalità piuttosto che segnare un vero punto di svolta nei rapporti tra i due paesi.

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