L’ascesa dei partiti etnici in Europa: il caso di Tower Hamlets

di Francesco Buttarazzi

Probabilmente chi a Milano sobbalza sulla sedia nel leggere, agli inizi di ogni anno scolastico, di classi quasi interamente composte da figli di immigrati di seconda o terza generazione, poi però storce il naso, non credendolo possibile, quando sente parlare di “sostituzione etnica” o della nascita di un partito islamico. Eppure il trend che sta andando a delinearsi in Italia, in altri Paesi europei è già realtà.

Eclatante è il risultato delle elezioni amministrative dello scorso 7 maggio a Tower Hamlets, sobborgo a est di Londra, dove gli elettori hanno riconfermato il sindaco uscente Lutfur Rahman e premiato il suo partito Aspire. Un partito “indipendente” (dicono) che però potremmo tranquillamente definire “etnico” dal momento che tutti e trentatré i consiglieri che è riuscito a far eleggere sono di origine bengalese.

Questa cittadina può essere presa come cartina da tornasole per quello che potrebbero diventare molte città del Vecchio Continente. Infatti, la presenza massiccia della comunità bengalese è evidente non solo nella composizione del consiglio comunale ma anche nella vita quotidiana. È altamente probabile imbattersi per strada in donne completamente ricoperte dal burqa e la concentrazione di negozi etnici è elevatissima.

Il caso non si limita al solo Aspire. Anche altri partiti tradizionali come Labour e Lib-Dem hanno portato in consiglio comunale politici di origine bengalese: tre sono Labour e uno è Lib-Dem. Su quarantacinque seggi da assegnare ben trentasette sono andati a consiglieri bengalesi, oltre l’80% del totale.

Almeno per il momento, nel Regno Unito non esiste ancora un partito nazionale simile ad Aspire. Tuttavia potrebbe essere solo questione di tempo prima che tali movimenti prendano piede su scala più ampia.

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