Leone XIV e il ‘metodo Prevost’: il cambiamento del Vaticano sotto la guida del primo Papa americano

di Chiara Raponi

«Sparire perché rimanga Cristo», questo il programma che papa Leone XIV scolpì nella sua prima omelia da pontefice, quella pronunciata nella Cappella Sistina davanti ai cardinali. Un anno dopo, a Pompei, ha rafforzato questo messaggio: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore».

Papa Leone XIV ha risposto con fermezza alle critiche provenienti da Oltreoceano. Alle accuse mosse dal presidente Donald Trump riguardo l’Iran, ha replicato sottolineando l’importanza della verità e della missione della Chiesa di predicare pace.

Con una formazione in matematica e diritto canonico, Papa Prevost porta un approccio rigoroso al pontificato. Non etichettabile come ‘bergogliano’, sta cercando di armonizzare il governo della Chiesa superando i personalismi.

Sotto la guida di Leone XIV, c’è un ritorno alla centralità del diritto canonico nelle nomine chiave. Canonisti esperti come Roberto Maria Redaelli e Filippo Iannone hanno assunto ruoli importanti nella curia romana.

Papa Leone XIV gestisce con attenzione le dinamiche sinodali all’interno della Chiesa. Ha promosso una ‘pace liturgica’ invitando i vescovi a trovare soluzioni per includere chi aderisce al Vetus Ordo senza formalmente abrogare restrizioni precedenti.

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