di Chiara Raponi
L’onda islamica e il campo largo
Non è bastata l’onda islamica per far vincere il campo largo a Venezia. È stata, tuttavia, una tappa necessaria per comprendere fino a che punto l’opposizione sia disposta a spingersi per provare a dare un’altra spallata al governo di Giorgia Meloni. Il Partito Democratico aveva candidato ben sette bengalesi, sostenuti da una comunità di oltre 14mila persone, metà degli appartenenti alla comunità islamica di Venezia e Mestre.
I candidati bengalesi hanno dimostrato straordinaria caparbietà attraverso diverse mobilitazioni: volantini in nome di Allah, un tour elettorale dettagliato sulle operazioni da svolgere alle urne e video promozionali dei diversi volti. Hanno anche intrapreso un inarrestabile tour porta a porta culminato con un ‘servizio autista’ per i due giorni di voto.

Decine di macchine sono state messe a disposizione della comunità islamica locale per portare gli elettori alle urne, assicurandosi che nessuno mancasse all’appuntamento considerato un dovere imprescindibile.
Tuttavia, non sono mancate le accuse di brogli. In più occasioni è stato denunciato il rischio da chi sorvegliava la zona e sono state chiamate le forze dell’ordine che hanno identificato un cittadino senza cittadinanza che andava in giro con il fac-simile della scheda elettorale vicino al seggio.
Nonostante tutti questi sforzi, i risultati sono stati deludenti. La sinistra aveva sperato che il successo ottenuto nel referendum dal fronte del No potesse essere replicato nelle amministrative attraverso questa strategia mirata. Tuttavia, la quantità non corrisponde sempre alla qualità e spesso l’identità va oltre il colore politico.
L’esperimento della sinistra ha mostrato chiaramente le sue limitazioni: i candidati stranieri si rivolgevano esclusivamente al loro popolo con proposte legate ai bisogni specifici delle loro comunità come cimiteri islamici o luoghi di culto, senza mai coinvolgere gli italiani nella discussione politica utilizzando l’italiano nei discorsi pubblici o nei post sui social media.
