L’importanza del momento giusto per i pasti: nuove scoperte scientifiche

di Greta Buttarazzi

Il digiuno intermittente e il suo impatto reale

Negli ultimi anni, il digiuno intermittente è stato spesso presentato come una soluzione efficace per dimagrire. Tuttavia, una recente review Cochrane che ha analizzato 22 studi clinici su quasi 2.000 adulti, ha concluso che non offre una perdita di peso superiore rispetto ai consigli dietetici tradizionali. Inoltre, uno studio tedesco pubblicato su Science Translational Medicine ha mostrato che mantenere costanti le calorie e la qualità dell’alimentazione senza modificare l’orario dei pasti non determina un dimagrimento maggiore.

Mentre il peso corporeo dipende principalmente dall’energia totale consumata, l’orario in cui si mangia potrebbe avere effetti significativi su parametri cardiometabolici come pressione sanguigna e glicemia. Due nuove ricerche fanno luce su questo aspetto.

Uno studio della Northwestern University pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology ha coinvolto 39 adulti in sovrappeso o con obesità. Ai partecipanti è stato chiesto di terminare i pasti almeno tre ore prima di andare a dormire e di prolungare il digiuno notturno senza ridurre le calorie totali giornaliere. I risultati hanno mostrato miglioramenti nella pressione arteriosa notturna e nella frequenza cardiaca durante il sonno.

Un’altra review pubblicata su BMJ Medicine ha esaminato 41 studi clinici sul consumo alimentare a tempo limitato. Concentrando i pasti in una finestra oraria definita si sono osservati miglioramenti in parametri come peso corporeo e glicemia. È emerso che terminare i pasti nel tardo pomeriggio produceva risultati migliori rispetto al mangiare nelle ore serali.

Sebbene queste scoperte non impongano regole rigide sugli orari dei pasti, indicano l’importanza di evitare cene troppo tarde per allinearsi meglio ai ritmi fisiologici naturali del corpo umano. Anticipare i pasti potrebbe essere un accorgimento semplice ma efficace soprattutto per chi è a rischio cardiometabolico.

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