Un colpo alla presunta impunità di Maduro
di Chiara Raponi
Per anni, Nicolás Maduro ha rappresentato il simbolo del potere inamovibile in Venezuela. Nonostante una ricompensa multimilionaria offerta dagli Stati Uniti per la sua cattura e un atto d’accusa federale reso pubblico nel 2020 che lo accusava di essere al centro di un sistema di narcoterrorismo, il presidente venezuelano sembrava intoccabile.
Tuttavia, la situazione è drasticamente cambiata nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026. Un’operazione militare ben coordinata ha portato all’uscita forzata dal Paese sia del presidente Maduro che della sua consorte. Questo evento segna un punto di svolta significativo nella politica venezuelana e internazionale.
Il Cartello dei Soles e le accuse degli Stati Uniti
Le accuse mosse contro Maduro sono gravi. Gli Stati Uniti lo hanno indicato come figura chiave nel cosiddetto ‘Cartello dei Soles’, una presunta organizzazione criminale composta da membri delle forze armate venezuelane coinvolti nel traffico internazionale di droga.
L’indagine statunitense sostiene che sotto la guida di Maduro, il Cartello avrebbe facilitato l’ingresso e l’uscita dal Venezuela di tonnellate di cocaina dirette verso gli Stati Uniti e altri mercati internazionali.
L’arresto e l’accusa formale a carico del presidente venezuelano sollevano questioni importanti riguardo alla sovranità nazionale, i diritti umani e le relazioni diplomatiche tra Venezuela e altre nazioni. La comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi successivi a questo evento storico.
