Oliviero Toscani: Un Ritratto dell’Artista attraverso il Documentario Sky Original

Un Omaggio al Maestro della Fotografia

di Francesca Buttarazzi

«Non è ancora nato un altro Toscani» diceva negli anni ’80 Renzo Castiglioni, storico art director dei periodici di moda della Mondadori. Questo sentimento è più che evidente nel documentario Sky Original Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua, in esclusiva su Sky Arte.

Nato a Milano nel 1942 e scomparso a Cecina un anno fa, Oliviero Toscani ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della fotografia e della pubblicità. Il documentario ripercorre la sua carriera, escludendo però la celebre campagna I contemporanei per Iceberg che immortalava personaggi iconici come Jo Squillo e Andy Warhol.

Toscani ha collaborato con molti artisti di spicco, tra cui lo stilista francese Jean Charles de Castelbajac, noto per l’uso artistico dei colori. Nel film, Castelbajac racconta il loro incontro avvenuto nel 1972 durante la creazione della famosissima campagna dei jeans Jesus.

L’iniziativa imprenditoriale di Maurizio Vitale fu ispirata dalla scritta luminosa di Jesus Christ Superstar a Times Square. Quella collaborazione segnò l’inizio di una nuova era nella pubblicità.

Il regista Fabrizio Spucches ha costruito un ritratto vibrante dell’artista utilizzando immagini inedite e testimonianze raccolte durante oltre dieci anni di collaborazione con il fotografo. Tra gli intervistati ci sono personalità come Patti Smith e Luciano Benetton.

A Benetton viene chiesto se abbia mai detto no a una richiesta di Toscani; risponde divertito «Certo, quando mi ha detto di spogliarmi». Una risposta che ben riflette lo spirito irriverente del fotografo.

Toscani stesso interviene nel documentario narrando aneddoti del suo passato, tra cui quando accompagnò suo padre a Predappio per fotografare donna Rachele Mussolini. «Fotografare è come scrivere: un modo per essere presenti», afferma verso la fine del film.

L’artista conclude con una delle sue frasi incisive: «L’unica foto che non riuscirò a fare è quella di me morto». Un’espressione che racchiude tutta l’essenza del suo approccio alla vita e all’arte fotografica.

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