Lo studio sui rifiuti elettronici
di Greta Raponi
Uno studio condotto da Erion Energy ed Erion WEEE, in collaborazione con il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, ha dimostrato che è possibile intercettare e separare i RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e i rifiuti di batterie erroneamente smaltiti tra i Rifiuti Urbani Residui (RUR). Tuttavia, questo richiede investimenti significativi per ogni impianto.
In Italia, ogni cittadino smaltisce impropriamente nell’indifferenziata quasi due chilogrammi di componenti elettroniche e poco più di cento grammi di batterie all’anno. Correggere questa abitudine potrebbe aumentare significativamente il tasso di raccolta dei dispositivi elettronici e delle batterie portatili.
L’introduzione delle tecnologie necessarie negli impianti TMB (Trattamento Meccanico-Biologico) richiede un investimento tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto. A livello nazionale, l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro.
Per sostenere questi costi, lo studio suggerisce l’adozione di incentivi pubblici o l’introduzione di obblighi normativi per garantire l’intercettazione delle batterie esauste e dei piccoli RAEE in tutti gli impianti TMB.
Laura Castelli afferma che le tecnologie disponibili possono intercettare una parte significativa dei rifiuti anche dopo un conferimento errato. Tuttavia, sottolinea che devono essere considerate soluzioni complementari alla raccolta dedicata. Giorgio Arienti evidenzia la necessità di strumenti normativi adeguati per migliorare il riciclo delle materie prime critiche nel Paese.
