Ranucci e la Rai: un rapporto in crisi
di Chiara Raponi
Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, è al centro di una tempesta mediatica e personale. Dopo aver rifiutato diverse posizioni proposte dalla Rai, tra cui direttore del Tg3 o corrispondente dal Cairo, Ranucci si trova ora in una posizione di conflitto aperto con l’emittente pubblica. La sua reazione alle proposte è stata decisa: «Io non capisco perché se non sono adatto per Report, dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews».
Nel suo tour teatrale Diario di un trapezista, Ranucci si rappresenta come un martire del giornalismo libero. Ha evocato paragoni discutibili con figure come Giulio Regeni e Giovanni Falcone, suscitando reazioni contrastanti anche tra i suoi sostenitori più fedeli. Roberto Saviano ha sottolineato la natura problematica della sua autoreferenzialità: «Ranucci si è fatto fregare con le lusinghe».
Ranucci ha annunciato che combatterà legalmente contro quella che definisce una dittatura interna alla Rai. Ha dichiarato di essere pronto a costituirsi parte civile nel caso Valter Lavitola venga rinviato a giudizio. Il suo obiettivo dichiarato è difendere la libertà di stampa.
Tentativi di trasferimento a La7 sono stati respinti da Urbano Cairo, proprietario dell’emittente. Secondo Cairo, l’incontro inizialmente doveva riguardare un libro ma si è trasformato in una discussione su possibili collaborazioni televisive che Cairo ha rifiutato con decisione.
Senza un incarico fisso presso Report, Ranucci trascorre l’estate preparando il terreno per future battaglie legali mentre gode dei suoi 200 giorni di ferie arretrate. Tuttavia, continua a ricevere riconoscimenti professionali come il premio nazionale Garitta quale miglior conduttore televisivo.
