Polemiche politiche interne
di Francesco Buttarazzi
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha lanciato accuse pesanti contro l’Italia e la Romania, affermando che questi Paesi hanno partecipato all’aggressione contro l’Iran. Secondo quanto riportato su X, Baghaei ha rilanciato un’intervista del segretario generale della Nato a Fox News, dove si afferma che le basi italiane e rumene sono state utilizzate per l’operazione denominata ‘Epic Fury’.
Mark Rutte, in un’intervista a Fox News, ha dichiarato che diversi Paesi europei hanno messo a disposizione le loro basi per sostenere questa operazione. In particolare, è stato sottolineato come 500 aerei statunitensi abbiano utilizzato basi italiane per supportare ‘Epic Fury’, mentre la Romania ha dovuto ridurre i voli commerciali per consentire lo stazionamento degli aerei cisterna americani.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha reagito con fermezza alle dichiarazioni di Rutte. In una nota ufficiale, Crosetto ha ribadito che il personale della Difesa italiana opera nel pieno rispetto dei trattati bilaterali con gli Stati Uniti e delle norme vigenti. Ha sottolineato che qualsiasi richiesta fuori dai parametri consentiti è stata negata.
Crosetto ha anche espresso preoccupazione riguardo alle conseguenze internazionali delle dichiarazioni rilasciate senza verifiche adeguate e ha invitato alla responsabilità nel linguaggio politico quando si tratta di temi di sicurezza nazionale.
Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è intervenuto sulla questione. In un colloquio con il suo omologo iraniano Araghchi, Tajani ha chiarito che l’Italia non ha mai autorizzato alcuna azione bellica contro l’Iran. Ha inoltre sottolineato la necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz per permettere il passaggio sicuro delle navi cargo italiane.
Dall’altra parte dell’oceano Atlantico, Marco Rubio, Segretario di Stato USA, durante una conferenza in Bahrain ha commentato la situazione esprimendo il disappunto del presidente Donald Trump verso i Paesi europei ritenuti non abbastanza collaborativi nell’affrontare minacce comuni.
