Vietare i social ai minori di 16 anni: una misura per proteggere la salute mentale

I rischi della vita online per gli adolescenti

di Greta Raponi

Il dibattito sulla protezione dei minori nell’era digitale si arricchisce di una nuova proposta: vietare l’accesso ai social media ai ragazzi sotto i 16 anni. Questa idea, avanzata da Keir Starmer, mira a salvaguardare la salute mentale dei più giovani, spesso esposti a gravi rischi psicologici derivanti dalla loro attività online.

La diffusione non consensuale di immagini e informazioni personali è un fenomeno che contribuisce significativamente al malessere adolescenziale. La storia tragica di Tiziana Cantone, che si tolse la vita dopo che un video privato divenne virale, evidenzia quanto devastante possa essere l’impatto della reputazione digitale.

Per gli adolescenti in fase di crescita e individuazione personale, distinguere tra identità reale e virtuale può risultare particolarmente complesso. L’immagine riflessa sui social media funge da alter ego e può influenzare profondamente l’autostima e il senso di appartenenza sociale.

Nelle vecchie comitive reali esistevano regole sociali tacite che guidavano le interazioni tra i pari. Oggi, invece, il numero di follower o like su un profilo sociale può determinare l’inclusione o l’esclusione dal gruppo. Questa dinamica crea un ambiente in cui è facile subire ferite narcisistiche con conseguenze durature sulla psiche giovanile.

L’interazione attraverso schermi digitali rende più facile esternalizzare emozioni come aggressività e timidezza. Tuttavia, le reazioni degli utenti possono non essere quelle sperate, portando a pentimenti tardivi e allo sviluppo di una dipendenza simile a quella del gioco d’azzardo o dell’abuso di sostanze.

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