di Chiara Raponi
Bruxelles ha lanciato un avvertimento chiaro alla Fondazione Biennale di Venezia: rimuovere la presenza russa o affrontare la possibilità di perdere finanziamenti significativi. La commissione europea ha infatti avviato la procedura per congelare o revocare i fondi destinati alla Biennale, una mossa che ha generato polemiche e acceso il dibattito politico in Italia.
L’avvertimento è stato formalizzato attraverso una lettera inviata al presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco. La Biennale, in risposta, ha dichiarato che chiarirà la propria posizione entro i termini richiesti, ribadendo di aver rispettato tutte le normative nazionali e internazionali. Tuttavia, il governo italiano non sembra voler prendere una posizione politica netta sulla questione.
Il tema ha scatenato reazioni forti nella scena politica italiana. La Lega, con Matteo Salvini in testa, si è schierata a difesa della decisione della Biennale, criticando quella che definisce come un’intromissione europea inaccettabile. Anche il governatore del Veneto Alberto Stefani e Luca Zaia hanno espresso supporto alla Fondazione.
Dall’altro lato dello spettro politico, alcuni parlamentari del Partito Democratico e altre forze centriste sostengono che il padiglione russo debba restare chiuso come simbolo di opposizione all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Mentre lo scontro continua a intensificarsi, il ministero della Cultura preferisce mantenere un profilo basso. Tuttavia, è atteso un incontro tra Giorgia Meloni e Vladimir Zelensky a Palazzo Chigi che potrebbe avere ripercussioni sul dibattito in corso.
