di Francesco Buttarazzi
Nella drammatica cornice della tragedia di Crans-Montana, le famiglie delle vittime italiane si trovano ora ad affrontare una realtà fatta di fatture esorbitanti e cure mediche negate. Le conseguenze del rogo avvenuto al Constellation hanno lasciato quattro italiani gravemente ustionati, con spese mediche che la Svizzera ha quantificato in 108.000 euro per poche ore di ricovero.
Il premier Giorgia Meloni ha definito la richiesta della Svizzera ‘ignobile’, mentre il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana l’ha definita ‘abominevole’. Il governo italiano, rappresentato dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, ha rifiutato categoricamente di pagare queste somme, proponendo invece un confronto sui costi dei pazienti svizzeri curati in Italia.
Mentre si cerca una soluzione diplomatica, le famiglie colpite dal disastro devono affrontare anche ostacoli burocratici interni. Superata l’emergenza iniziale del ricovero, i problemi ora riguardano le cure post-degenza non coperte dal Servizio sanitario nazionale italiano. Si tratta di trattamenti complessi e prolungati che possono includere riabilitazione fisica e supporto psicologico.
L’onorevole Lucia Annibali aveva già evidenziato il problema legislativo: le ustioni non sono incluse nei livelli essenziali di assistenza sanitaria in Italia. Ciò significa che non esistono esenzioni uniformi a livello nazionale per il trattamento post-ospedaliero delle ustioni gravi.
Per affrontare questa lacuna normativa, Giorgio Mulè e Ugo Cappellacci hanno proposto una risoluzione che mira a garantire la gratuità totale delle spese sanitarie per i sopravvissuti del rogo di Crans-Montana. L’obiettivo è riconoscere la malattia da ustione come patologia cronica e rara al fine di ottenere un’esenzione nazionale dalle spese mediche.
