Il Futuro dell’Artigianato Coreano
di Francesca Buttarazzi
Il gesto più sorprendentemente contemporaneo visto quest’anno a Seoul non aveva uno schermo, un processore o un’intelligenza artificiale. Era il movimento breve e regolare di un martello sulla superficie scura del ferro. Un colpo dopo l’altro, l’artigiana incideva una trama quasi invisibile destinata ad accogliere sottilissimi fili d’argento e d’oro. Questa tecnica si chiama ipsa, l’antica arte coreana dell’intarsio metallico.
Nell’atelier visitato durante il Global Media Programme organizzato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo coreano si poteva osservare come la tradizione viene trasformata in un linguaggio ancora utilizzabile. La tecnica ipsa richiede migliaia di incisioni su ferro per accogliere metalli preziosi come oro e argento.
L’aspetto più interessante è che le arti coreane non si sono sviluppate come compartimenti isolati. Dahyeon Yoo rappresenta questa contaminazione con il suo lavoro che porta le tecniche tradizionali su materiali moderni come la pelle conciata al vegetale.
L’hanji, la carta prodotta dalla corteccia del gelso da carta, continua a essere parte integrante della cultura coreana moderna ed è entrata nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO nel 2026.
Il mosi è un tessuto in ramiè associato alla regione di Hansan. La sua produzione è una conoscenza tramandata tra le donne, riconosciuta dall’UNESCO nel 2011 per il sistema sociale che ne ha consentito la sopravvivenza.
Dalla Moon Jar alla ceramica buncheong, i manufatti raccontano l’equilibrio tra estetica ed irregolarità tipico della tradizione coreana.
Nella tecnica najeonchilgi, frammenti di madreperla vengono applicati su superfici laccate creando oggetti che cambiano colore con la luce. Questo artigianato è ora parte del lusso contemporaneo a Seoul.
