Una Mossa Strategica tra Washington, Gerusalemme e Damasco
di Greta Raponi
In un tentativo di disinnescare una potenziale crisi nel Medio Oriente, è stato raggiunto un accordo significativo tra Washington, Israele e Damasco per il ritiro del materiale nucleare stoccato in Siria. Secondo quanto riportato da Axios, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) sarà incaricata di gestire la rimozione del materiale nucleare immagazzinato in un sito clandestino risalente al regime di Bashar al Assad.
L’amministrazione Trump si è mossa con l’intenzione di prevenire una crisi regionale che il materiale atomico avrebbe potuto alimentare. Un funzionario statunitense ha dichiarato: «Pensiamo che tutti siano soddisfatti del risultato. Speriamo di poter avviare presto il processo di rimozione e di concluderlo entro la fine dell’anno».
Sebbene il materiale presente nel sito non possa essere utilizzato per costruire un’arma nucleare completa, potrebbe comunque essere impiegato per creare una “bomba sporca”. Questo tipo di ordigno utilizza esplosivi convenzionali per disperdere materiale radioattivo nell’ambiente circostante.
Dopo la caduta del regime di Assad, Israele aveva già bombardato gli ingressi del sito per impedirne l’accesso. Recentemente, però, ci sono stati timori che il regime attuale in Siria, sostenuto dalla Turchia, stesse tentando di accedere nuovamente all’impianto incriminato.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso preoccupazioni riguardo al sostegno della Casa Bianca a Damasco sotto la guida del presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Inoltre, l’avvicinamento tra Arabia Saudita e Damasco aggiunge ulteriore complessità alla situazione geopolitica nella regione.
L’amministrazione Trump sta cercando da tempo di ridurre le tensioni tra Gerusalemme e Damasco. L’accordo sul ritiro del materiale nucleare potrebbe essere visto come un passo verso tale obiettivo. A luglio scorso, al-Sharaa ha anche espresso il desiderio di raggiungere un’intesa con Israele in materia di sicurezza.
