Massimiliano Cencelli e il Manuale che Ha Ridefinito la Politica Italiana
di Chiara Raponi
È scomparso a Roma, all’età di 90 anni, Massimiliano Cencelli, ex funzionario della Democrazia Cristiana noto per aver ideato il celebre ‘Manuale Cencelli’. Questo strumento matematico è diventato un simbolo della politica italiana del Novecento, capace di attraversare la Prima Repubblica e sopravvivere ai partiti che lo avevano generato.
Il Paradosso del Manuale
Il ‘Manuale Cencelli’ non è semplicemente un libro o una guida ufficiale, ma piuttosto un insieme di calcoli e criteri volti a distribuire proporzionalmente le cariche politiche in base al peso delle diverse correnti e partiti. Nato durante le crisi politiche degli anni Sessanta, questo metodo cercava di rendere la distribuzione delle posizioni ministeriali più razionale in un contesto politico frammentato.
Cencelli sviluppò la sua formula alla fine degli anni Sessanta mentre lavorava con Adolfo Sarti nella Democrazia Cristiana. All’epoca, le correnti interne erano organizzazioni strutturate che si misuravano in congressi attraverso delegati. Il metodo cercava di riflettere questa struttura complessa assegnando incarichi proporzionalmente al peso politico posseduto.
Durante il suo periodo d’oro tra il 1968 e il 1975, il ‘Manuale Cencelli’ divenne uno strumento fondamentale per evitare crisi governative attribuendo incarichi che riflettessero l’equilibrio delle forze politiche. Questa logica portò alla creazione di più posizioni per mantenere stabile l’esecutivo, come dimostrato dal quarto governo Rumor nel 1973.
Sebbene Tangentopoli e la transizione alla Seconda Repubblica avrebbero potuto relegare questo sistema agli archivi storici, esso continuò ad essere rilevante. Anche nei governi successivi guidati da Berlusconi, Renzi e Conte si fece ricorso alla logica cencelliana per gestire le crisi governative attraverso rimpasti strategici.
Cencelli ha lasciato un’eredità duratura: ogni volta che si discute sulla distribuzione dei ministeri o sulle nomine politiche equilibrate tra diversi gruppi interni ai partiti, si fa riferimento al suo metodo. Pur criticato come una caricatura della spartizione politica priva di contenuti reali, resta uno strumento utilizzato implicitamente nella politica italiana contemporanea.
